But the cat came back..

..it just couldn't stay away.

Un po' come i pensieri: non se ne vanno mai.

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martedì 14 giugno 2011

Googlando..

Non trovate che l'home page di Google dia una sensazione di calma infinita? Come essere in un porto sicuro..
Passerei ore a fissare quella scritta multicolor..


martedì 1 febbraio 2011

I was happier then with no mind set..

Scrivo questo post sulle note degli Shins - New Slang.
Gran bella canzone.


Mi piacerebbe uscire, ma ormai sono le sette e mezzo di sera ed è tutto buio. Già. Perchè è inverno in Italia. Mi manca un po' quella sensazione di libertà che c'è d'estate: prendi e vai, come ti senti, a qualsiasi ora, mollando tutto quello che stai facendo, senaz dover temere nè il freddo nè l'ombra.
Sì, bello.

Suppongo che la Terra abbia bisogno dell'inverno per riposarsi un po'. Insomma, gli animali vanno in letargo, il pianeta invece si gode un po' di anticipato riposo (e risveglio postposto!) così d'estate è bello carico.
Sarebbe bello capire allora perchè è tanto difficile per gli uomini rilassarsi in inverno, invece. Tutti a correre, a fremere, nessuno che si ferma un attimo a passeggiare.
O sulla riva di un fiume, lontano dal suono delle macchine, giusto lì a sonnecchiare o leggere un po', come ieri a Verona. Musica d'acqua, tutto qui.

Ma noi corriamo, ci sballottiamo, non ci riposiamo mica come animali e pianeta, no no.
Dobbiamo sempre fare gli alternativi.

mercoledì 19 gennaio 2011

Ebbene..

La verità è che anche chi fa il duro ha bisogno di amore..

venerdì 29 ottobre 2010

Respira.

Quanto costa inseguire i propri sogni?
Li leggi nelle biografie dei grandi, che hanno preso e sono andati alla ventura, senza preoccuparsi di soldi, lavoro, famiglia.
Sono quelli i nostri modelli, il nostro sogno. Quelli che non hanno bisogno di scrivere storie perchè le storie stesse parlano di loro.

Dove si trova il coraggio di prendere e andare? Senza sapere cosa ci aspetta, cosa c'è laggiù?
Vivere ogni avventura, ce nè sempre una dietro l'angolo.
Non avere paura del mondo, apprezzarlo fin che c'è tempo, che non è tanto. Non saremo qui per sempre.
Mi piacerebbe lasciare qualcosa di speciale a questo mondo che mi è piaciuto tanto.
Qualcosa di utile, bello e un po' inusuale. Non qualcosa comune.

Magari un libro che in fondo, in fondo è un po' un regalo al mondo. Un'ode alla sua bellezza.
Gli uomini parlano del bello, usando belle parole e la bell'arte che hanno imparato. Quello che si tramanda a scuola non sono solo numeri e lettere, ma arte.
Vorrei avere un'arte un po' mia da donare a questo mondo.
Vago di luogo in luogo alla ricerca della mia arte. Ne ho provate tante, musica, canto, scrittura, pittura. Ma quale sarà la mia?
Spero di avere abbastanza tempo per trovarla e trovare me stessa.

venerdì 25 giugno 2010

HM.

E'.. quella specie di inquietudine che ti fa impazzire.

La dura legge.

Non devi dimostrare che sia Utile,
ma far credere che sia Indispensabile.

venerdì 28 maggio 2010

Eh.

Quasi sembra di essere finito in un mondo a cui non sei mai appartenuto. di aver preso un'identità che non era quella tua, di prima, e ti ci trovi nel mezzo, così, con addosso i problemi di qualcun altro.

mercoledì 19 maggio 2010

Ebbene.

Chi fa della satira, spara a zero contro tutto ciò che è autorità tanto per far vedere che è un vero rivoluzionario, chi fa il politicante e poi le sue prime fonti sono proprio quei giornali di politica che tanto dice di otiare, beh.. io credo che queste siano persone che in realtà non hanno nulla da dire, ma pensano che a dire le cose in un certo modo faccia figo.
Quindi tanto vale far finta di avere delle idee che non sono tue solo perchè in questo momento fa figo avere quel tipo di idee.

Ma vaffanculo, montati del cazzo.

mercoledì 5 maggio 2010

Le anziane alla fermata del bus.

"Alle tre e mezza! Tira, tira, alle tre e mezza. O zio ca, siete duri, eh? Tutti a tirare."

"L'amicizia è un dono del signore. L'amicizia è un dono del signore. L'amicizia è un dono del signore."


Si beh, ogni tanto mi fanno strano i discorsi delle vecchiette alla fermata.
Chissà, avranno un senso loro.
Saranno ripescate da qualche profondità della memoria che viene su come un flash, tipo deja vu, ma più consistente.. tanto che si impone sul presente.

Ogni tanto mi piacerebbe capirle, le vecchiette.

martedì 6 aprile 2010

Alla deriva.

Col fiatone in gola corse sul ponte, si sbracciava, urlava, i denti digrignati quasi in preda ad un dolore lancinante. Fradicio. Si appese all’albero maestro ma le mani non s'aggrappavano al legno bagnato. Una cassa gli scivolò addosso, scricchiolò, lui la schivò. E gemette.

“Capitano!”
Penetrò con le unghie nel legno dell’albero. Mollare voleva dire morire.
“Capitano, per la misericordia, risponda!”
Quell’onda nera carica di rancore e di rabbia lo immobilizzò. Sbattè la testa contro l’albero maestro, non lasciò la presa. E di colpo li vide tutti, i suoi giorni, sciolare via così. Nella pece dell’oceano lui riconobbe i volti scuri di chi non aveva mai creduto in lui, di chi gli aveva voltato le spalle, di chi, come quell’onda, aveva volubilmente modificato la sua inclinazione, per abbattersi su di lui.
“CAPITANO! Cosa diavolo stiamo aspettando?”
Un urlo disperato, avventato, malato, straziato. La sentiva la presa che vacillava. Non ora, non ancora.
- Silenzio-


“Porca miseria capitano risponda, qui moriamo tutti!”
“La deriva”
Un sussurro fioco e spento, lontano, così lontano che gli sembrava già di essere all’inferno e di percepire solo la parvenza delle parole dei vivi.
“Aspettiamo la deriva, Maresciallo”.


Una seconda ondata.
Mollò la presa.

giovedì 1 aprile 2010

Quello stupore che ti mancava.

Ooh.
Prima vedevo solo muri pieni di libri, avevo leggiucchiato qualche titolo, niente di chè, raccolte d'arte, così.
Eh sì, avevo banalizzato quelle quattro mura coperte di volumi, volumetti, opuscoli, roba di due secoli fa'.
E oggi. Oddio, oggi. Il resto della band stava intonando il pezzo e io ho visto. Ho visto Lacan. Quei seminari introvabili su cui Barani ha appena fatto il seminario.
Mi guardo intorno.
E' pieno di libri di filosofia! Estetica, poesia, il tempo, oh il tempo.
Un paradiso.

E non me n'ero mai accorta prima! Ho iniziato a segnare tutti i titoli che mi piacevano, ho pregato Nico che chiedesse a suo padre se me ne prestava qualcuno. Come si fa in biblioteca, che ne prendi un num max e li devi restituire entro un mese. Che emozione!

Il primo che prenderò è "Del bello - Plotino".
Mi ha affascinato la prima frase "Il bello è".

Stupendo, stupendo.
Che emozione.


Mi emoziono con poco, sì.

mercoledì 31 marzo 2010

Quel punto di non ritorno.

La Banalità.
Il punto di arrivo di più o meno tutti quelli che un tempo furono gloriosi.

Credo che questo mondo, fatto di flash, sparaflash, computer e immagini a raffica mi abbia tolto il piacere della lentezza. Del leggere anche, e dello scrivere.

Non so proprio più fare le prime cose che ho imparato. E che mi piacevano.

Mi rimane solo la Banalità.

giovedì 18 marzo 2010

.

Sai quei momenti in cui, boom, capisci tutto, di botto, è un botto, e tutto quello che non ti era chiaro, che non capivi perchè si era comportato così, ecco, poi lo capisci, ma d'improvviso, è l'improvviso, in un momento, così, e neanche lo vorresti magari, però lo capisci, è l'unica cosa che puoi fare, puoi solo capirlo e dire cazzo, l'ho capito. Quei momenti che sai che ci sono ma è meglio che non ci siano, che lo sai che lo vuoi scoprire, ma in fondo in fondo non lo vuoi, e quando lo scopri è un bel casino, perchè capisci tutto, proprio tutto, il perchè di quel gesto, di quella cosa lì, di quello che ti sembrava strano e non aveva un perchè; ma stava bene senza un perchè, non c'era bisogno di quel perchè, andava okay così. e invece no, arriva un perchè e tu capisci tutto, sono quei momenti da film che ti sembrano così irreali che quando si avverano fanno troppo boom, ed è un vero casino. più casino di una vecchia Motomorini, di un'Harley, di quello che ti pare, ma così tanto che non riesci nemmeno a parlare, a pensare, a piangere, ridere, pisciare. niente.

ed è proprio un bello schifo.

lunedì 15 marzo 2010

Geroglifici dell'amore.

Lei voleva decifrarlo.
Quelle lettere, così piccole e confuse - anzi, confusissime, che si fondevano intrecciandosi in abbracci ora più lievi e poi a tratti scuri e tozzi. Sembrava musica, non parole. O forse un dipinto. Un elettrocardiogramma, ecco, sì. Su e giù, e ancora su e giù. Si vedeva da quello, che lui aveva il mare, nel cuore.
E lei voleva decifrarlo.
Quei pensieri, quelle parole sottili, come geroglifici fenici. Oh, forse intravedeva, un emistichio "La logica si sottopone alla legge del padre". Oh, sì, eccole, quelle parole che prendevano consistenza dinanzi ai suoi occhi.
Ancora pagine e pagine di blu. Che lei voleva decifrare.
Era il suo modo di amarlo. Perchè sì, lei lo amava. Ma il suo non s'azzardava a chiamarlo Amore Platonico, dal momento che poco le era noto della materia - e fare un qualche strafalcione così grave proprio con un Filosofo, le avrebbe fatto perdere la faccia con niente.
Si limitava a decifrarlo. E lo viveva in silenzio.
Ma in fondo, era il suo modo di amarlo. Perchè sì, lei lo amava.

Secondo voi, se lo chiede?

Mi chiedo se tu te lo chiedi che io ogni tanto mi chieda queste cose.

domenica 14 marzo 2010

Pensiero uno.

Noi siamo il riflesso che proviene dagli occhi degli altri.
Siamo fieri di noi se gli altri sono fieri di noi, diventiamo sempre più felici quando leggiamo nello sguardo altrui la felicità che comunichiamo.
Ecco perchè i greci avevano tanti verbi per esprimere la vista.
Ecco perchè tanta attenzione agli occhi, allo sguardo.

Infatti, diciamo "come ci vedono gli altri" e non "come ci sentono gli altri" o "come ci percepiscono", per esempio.

venerdì 12 marzo 2010

Cerebroleso.

Eh, l'ho sempre detto io.
Ci sono delle parole che io so, ma non so. Insomma le so, ma le so qualche volta. Infatti, la maggior parte delle volte non le so. Ma appena le sento le so, e mi ricordo che le so. Passa poco tempo però che io smetto di saperle e tornano ad essere delle so-non so.

E' il caso della parola cerebroleso. Insomma, io la so, e la dovrei sapere sempre perchè è un vocabolo che mi si addice senza alcun dubbio.

Eppure la so e non so.
Oh, ma che disdetta.
Chissà quante altre parole che potrebbero fare al caso mio in tante situazioni e che io credo di non sapere, ma in fondo so. Solo che per questa mia credenza finisco per non saperle quando mi servono, di conseguenza sembro una che non sa, quando le cose le sa!

Eh.
Perdinci.

mercoledì 10 marzo 2010

Anyway..

Trovo inopportune le vecchiette che ridono senza alcun valido motivo.

martedì 9 marzo 2010

La sera. Stasera.

Mi chiedo perchè la sera, la notte, ogni emozione venga centuplicata.
Un tocco, un respiro, uno sguardo, una carezza o una frase.
Qualcosa che leggi e non ti va giù.
E inizi a pensare, e vai più a fondo di quanto speravi - e volevi.

Scavi talmente tanto che sei quasi vicino a toccare il fondo.
Così, quello che leggi su uno stupidissimo facebook diventa importante, fondamentale.. e soprattutto, ha impatto su di te.
Capito?! Una frase letta sulla bacheca di un altro, qualcosa che se non esistesse facebook tu manco verresti a sapere. Mai.

E invece eccotela, lì, bella in posa sullo schermo e non la puoi cancellare, non puoi proprio farci niente.
O ci stai male, o ci stai bene.

La sera sembra tutto così insormontabile.
Quel male che hai, te lo porterai fra le lenzuola.
E il giorno dopo, anche se non ci penserai, sai che avrà lasciato una piccola scottatura, pronta a farti ancora male quando sarai più fragile. Un'altra sera, magari.

E' un circolo vizioso. La sera bisognerebbe spegnere il cervello, io dico.
Oh sì, proprio disconnesso, in stand by, anzi, sistema arrestato.
Tum.

Ma come si fa?
Come fai quando un pensiero tira l'altro? Sguscia per sbaglio dalle labbra di qualcuno che, involontariamente, te lo porta sotto gli occhi. E, da cosa nasce cosa, ti ritrovi a pensarci. A pensarLo.
Ma la sera non puoi smettere, non puoi tapparti la testa di mille impegni, no.
La musica? Peggiora la situazione! Si fonde con le immaginazioni del pensiero e dà vita a un groviglio nell'anima pazzesco.

Spero solo di trovare il sonno, stasera.