But the cat came back..

..it just couldn't stay away.

Un po' come i pensieri: non se ne vanno mai.

giovedì 8 aprile 2010

♪ bananas!

One banana,
two bananas,
three bananas,
four!
Five bananas,
six bananas,
seven, and there's more!
Eight bananas,
nine bananas,
ten bananas.. OH!
There are no bananas in the basket anymore!


Haha.
L'ho baciato e penso alle banane.
Fico.
Beh al resto ci penserò domani.
E non so come si metteranno le cose.
Ma io ci penserò domani.


♪ banana - banana - banana - banana ♪

martedì 6 aprile 2010

Alla deriva.

Col fiatone in gola corse sul ponte, si sbracciava, urlava, i denti digrignati quasi in preda ad un dolore lancinante. Fradicio. Si appese all’albero maestro ma le mani non s'aggrappavano al legno bagnato. Una cassa gli scivolò addosso, scricchiolò, lui la schivò. E gemette.

“Capitano!”
Penetrò con le unghie nel legno dell’albero. Mollare voleva dire morire.
“Capitano, per la misericordia, risponda!”
Quell’onda nera carica di rancore e di rabbia lo immobilizzò. Sbattè la testa contro l’albero maestro, non lasciò la presa. E di colpo li vide tutti, i suoi giorni, sciolare via così. Nella pece dell’oceano lui riconobbe i volti scuri di chi non aveva mai creduto in lui, di chi gli aveva voltato le spalle, di chi, come quell’onda, aveva volubilmente modificato la sua inclinazione, per abbattersi su di lui.
“CAPITANO! Cosa diavolo stiamo aspettando?”
Un urlo disperato, avventato, malato, straziato. La sentiva la presa che vacillava. Non ora, non ancora.
- Silenzio-


“Porca miseria capitano risponda, qui moriamo tutti!”
“La deriva”
Un sussurro fioco e spento, lontano, così lontano che gli sembrava già di essere all’inferno e di percepire solo la parvenza delle parole dei vivi.
“Aspettiamo la deriva, Maresciallo”.


Una seconda ondata.
Mollò la presa.

Scherzetto..

Va bene, facciamo che porto avanti tutti e due i blog perchè mi piace sia wordpress che blogspot :D

Trasferimento

Oh! Appena arrivata e già me ne vado!

 Hahah eh sì, non so se sarà momentaneo o che, ma comunque mi sposto su:

venite a farmi na visitina ogni tanto (:

ps: per quello che seguono il blog: seguite l'altro!
XD

domenica 4 aprile 2010

Quella storia che conosciamo tutti.


Dall'alto del suo scaffale numero tre, guardava verso il basso. Sapeva che quello era l'ultimo gradino a cui sarebbe giunto. Preferiva difatti non considerare il cesto della spazzatura. Beh tutti lo sanno che da quello scaffale non si scende. Mai.
La sua migliore amica era la polvere da circa due anni. Sì perchè prima era allo scaffale numero due. Lì la mamma passava ognu tanto lo scopettone per pulire un po'.
Ma allo scaffale numero tre non passava nessuno. Nemmeno le mosche ci passavano.
Non era stato sempre così. Anzi, il tempo in cui era stato così era molto inferiore a quando prima era tutto diverso. Che strano, come possano cambiare le cose, eh?
Lui era stato il suo preferito. Aveva superato tutti, anche la bambola che faceva la pipì. lo vestiva, lo coccolava, quando era triste lo abbracciava forte e lo inumidiva con qualche lacrima. L'aveva gettato a terra più volte, arrabbiata, per poi correre subito ad abbracciarlo e curarlo. L'aveva portato con sè dovunque, perfino davanti al preside, che voleva assolutamente che lei lo tenesse a casa, e non a scuola.
E ora era lì, sullo scaffale numero tre.

A marzo, infatti, era arrivato un qualcosa di nuovo. Un ragazzo, neanche eccessivamente bello, simpatico, dolce. Fatto di carne, e non di pezza come lui. Sì, ma non aveva la sua storia. Era freddo, era troppo nuovo. Lui le aveva passate tutte con lei, e lei ora aveva solo attenzioni per lui.
Era stato felice sempre per lei. Quando aveva ricevuto il suo primo nuovo cavallo a dondolo, e ci dondolavano insieme. Quando le avevano regalato il computer, e lui le aveva fatto scoprire il mondo in due click, quando aveva avuto il primo morosino, e piangevano insieme poi guardando le loro foto quando era finita.

Stavolta però era diverso. Proprio non ci riusciva a sorridere, e gli sembrava che da lì fosse cominciato un punto di non ritorno.

L'aveva poggiato sul letto prima. Ma era diventato di troppo quando dovevano fare l'amore. Allora, per non finire a terra, era stato messo sulla scrivania. Lentamente e silenziosamente era scivolato sul primo scaffale.
Aveva cominciato a capire che le cose si mettevano male, ma lei ogni tanto tornava a fargli una carezza, lo abbracciava al petto e poi lo riponeva con delicatezza.

In un anno però, tra alti e bassi - di scaffali - si era ritrovato al terzo. E da lì non era più sceso.
Li vedeva, nella camera di lei, passare il tempo. Ma lui non esisteva già più, nel suo mondo. Un ricordo del passato.

E dal suo scaffale guardava e pensava.
Pensava e diceva, no, non è la vita che fa schifo.
Fa schifo come la gente ti usa e ti getta.

Quella conversazione col bambino

L: E dimmi Francesco, quant'è che sei alto?
F: 7 minuti!

giovedì 1 aprile 2010

Quello stupore che ti mancava.

Ooh.
Prima vedevo solo muri pieni di libri, avevo leggiucchiato qualche titolo, niente di chè, raccolte d'arte, così.
Eh sì, avevo banalizzato quelle quattro mura coperte di volumi, volumetti, opuscoli, roba di due secoli fa'.
E oggi. Oddio, oggi. Il resto della band stava intonando il pezzo e io ho visto. Ho visto Lacan. Quei seminari introvabili su cui Barani ha appena fatto il seminario.
Mi guardo intorno.
E' pieno di libri di filosofia! Estetica, poesia, il tempo, oh il tempo.
Un paradiso.

E non me n'ero mai accorta prima! Ho iniziato a segnare tutti i titoli che mi piacevano, ho pregato Nico che chiedesse a suo padre se me ne prestava qualcuno. Come si fa in biblioteca, che ne prendi un num max e li devi restituire entro un mese. Che emozione!

Il primo che prenderò è "Del bello - Plotino".
Mi ha affascinato la prima frase "Il bello è".

Stupendo, stupendo.
Che emozione.


Mi emoziono con poco, sì.